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CARTA DI MILANO: primo problema gli sprechi

Expo sì, Expo no… Grande successo di pubblico e anche varie bocche storte. L’aspetto spettacolare era garantito dalla multimedialità e dalle architetture originali (in gran parte torneranno nei propri 140 paesi). Non sempre i contenuti erano davvero corretti, specie per le monoculture in cui si identific27eco1expoava una nazione. Così come aspettare delle ore forse poteva essere valutato prima. Siete d’accordo?

Comunque molto meglio di altre edizioni, più pompose e non così monotematiche. E da seguire con interesse l’iter della “Carta di Milano”, varata il 3 aprile e ancora affinata dai contributi di governi, imprese, associazioni. L’hanno firmata in oltre un milione, lanciando precisi messaggi per la Conferenza di Parigi sul clima e rispetto ai 17 obiettivi per il nuovo sviluppo cari all’Onu.

Tre i grandi filoni affrontati, in ordine di gravità: Spreco di alimenti, Agricoltura sostenibile, Lotta a fame e obesità.

Le cifre sugli sprechi sono enormi. Se ne esce con politiche che definiscano una gerarchia per l’uso degli alimenti, in grado di debellare la fame. E poi andando alla radice, dunque rilanciando pianificazione e previsione della domanda dei consumatori, con cooperazione e accordi lungo le filiere agroalimentari. Non mancano i richiami a chi si occupa di imballaggio, a protezione dei cibi e per sensibilizzare le famiglie ad un uso razionale (sempre sperando che gli imballaggi scartati non siano poi un problema altrettanto grave) . Non abbiamo trovato riferimenti al ruolo – importante non solo per le dimensioni – della cucina di comunità: un’azione preventiva forse parte propria di qua, dagli asili, dalle mense, dai condomini… Consumiamo di più, dunque dobbiamo saper consumare meglio.