condimenti

SALE ROSA? per far cosa?

Vanno di moda i sali stranieri, colorati, esotici. Ne vale la pena? Spesso salano poco, ma le perplessità sono altre. Chi li propone sottolinea la ricchezza degli apporti. Sappiamo però benissimo che dovremmo consumare meno sale e non di più, anche se proveniente da luoghi suggestivi: Bretagna, Persia, Blackwater…

Su quello cosidsalietto dell’Himalaya ha avanzato riserve il chimico Dario Bressanini su “Le Scienze”. Il sale rosa infatti in realtà viene da storiche miniere nel Punjab, centinaia di km dalla catena montuosa. Dovrebbe chiamarsi sale di Khewra. Guardiamoci dentro.

Il nostro sale marino all’80% è costituito da cloruro di sodio, accompagnato da sali di calcio e magnesio. Dalle profondità delle miniere indo-pakistane (40 km di gallerie) invece esce un prodotto senza iodio (infatti in India non è commerciabile!), elemento prezioso e altrove aggiunto apposta. Inoltre vi troviamo concentrazioni non trascurabili di metalli pesanti non idonei all’uso quotidiano, in particolare piombo e cadmio: quest’ultimo, per l’Oms, non dovrebbe andare oltre gli 0,5 milligrammi per kg, mentre recenti indagini parlano di presenza attorno ai 9 milligrammi nel sale rosa!! Un abisso.

Insomma, cerchiamo di evitare accumuli potenzialmente tossici. Usiamo questi sali a scopo decorativo o per particolari ricerche di gusto, come i sali affumicati.